26 Gennaio 2017 ore 19:00
Appartamento Lago - via Brera 30 Milano
 

Il sorso digitale

Comunicare il vino con i social network e le app.

Christian Fabrizio - AUTOCTONO

Maddalena Viscusi e Gianluca Ladu - VINOIR

Jacopo Cossater - Giornalista

Stefano Caffarri - Direttore Iniziative Speciali de "Il Cucchiaio D'Argento"

Moderati da Anna Prandoni

Novità del 2017 di Tavola Spigolosa è lo “Spigolo” curato da Andrea W. Castellanza, che ci introduce al tema della serata. La comunicazione del vino è sempre più digitale, molte le App che fanno da veri "consulenti" enologici per gli appassionati, molti i Marketplace online su cui comprare la bottiglia migliore e moltissime le vie di comunicare il vino attraverso l'enoturismo, l'arte e la cultura, ovviamente fruite al meglio se in modalità social e online.

Velocità, immagine, astrazione: sono le caratteristiche principali  del mondo social e digital.

Degustazione, sapore, profumo: i primi termini associati al vino.

Due mondi apparentemente antitetici, dunque. Due pianeti che orbitano in universi lontani: il primo affollato, dominato da un linguaggio semplice, vissuto per lo più in solitudine incollati a uno smartphone o un PC; il secondo più di nicchia, pervaso da termini tecnici e che richiede, per poter essere apprezzato nella sua interezza, un’esperienza fisica, un incontro, un assaggio. Ne ha parlato Anna Prandoni con tanti ospiti davanti agli ‘spigoli’ del tavolo dell’appartamento Lago di Milano.

Vivino (wine community, database e app mobile creata nel 2009 in Danimarca) è stata scaricata più di un milione di volte in Italia, racconta Jacopo Cossater, giornalista, enologo e primo relatore della Tavola a prendere la parola. “Il 60% delle persone che l’hanno scaricata accede all’app almeno una volta al mese e basta frequentare i wine bar, le enoteche per accorgersi che la usano davvero. È più di un social network, è un posto dove vedere i punteggi di un vino secondo quella che è la critica che consideriamo ufficiale. Non solo, è potenzialmente anche il più grande player del mondo nel settore della vendita. Dentro Vivino c’è praticamente tutto.”

Gli ospiti di Tavola Spigolosa del 26 gennaio

Vivino, la regina delle APP vinicole

Concorda sul peso acquisito da queste nuove realtà digitali Maddalena Viscusi, cofondatrice insieme a Gianluca Ladu di Vinoir. I social possono portare un valore aggiunto alle attività commerciali, per esempio aiutando a creare una relazione con il cliente che prosegua oltre la sua presenza in enoteca. “Il vino, però, inevitabilmente chiama, prima o poi, un’esperienza reale, richiede un momento tattile, organolettico, gustativo. Si sente necessariamente anche il bisogno di un incontro, di un dialogo con gli altri.” Ecco allora che i due mondi, digitale ed enologico, non possono essere vissuti come due realtà antitetiche ma devono essere posti in sinergia, completarsi a vicenda.

I partecipanti seduti alla tavola spigolosa

Anna Prandoni, Direttore Editoriale di Tavola Spigolosa rilancia: Sì, ma come? Come è possibile raccontare online un prodotto che vive solo di una sensorialità diretta, immediata? “Invidio chi comunica il cibo”, confessa Christian Fabrizio, fondatore di Autoctono. “Uno showcooking è il massimo, dal punto di vista della comunicazione, con il vino è più difficile, come con la musica. Ci sono ambiti in cui è il contenuto che parla, nel vino è ciò che assaggi a raccontartelo.”

“Parlare in astratto rende molto difficile arrivare a una popolazione numerosa” conferma Stefano Caffarri, Direttore Iniziative Speciali de Il Cucchiaio D'Argento. “Per parlare di vino bisogna riportarlo nell’ecosistema naturale in cui viene consumato, bisogna rimetterlo sulla tavola.”

Anna Prandoni, moderatore della serata

Il rischio, altrimenti, è quello di cadere nella banalità. In effetti, la maggior parte dei portali e degli articoli online (ma anche offline) ruota attorno agli stessi argomenti: il territorio di derivazione, la vigna, la storia di coloro che grazie a calli e passione permettono la produzione di quel nettare. Manca, insomma, una Ceres del vino, che sappia comunicarlo in maniera nuova, coinvolgente e capace di interessare non solo gli esperti ma anche i consumatori occasionali. Eppure esistono realtà che avrebbero i mezzi per riuscire in questo compito.

Stefano Caffarri, Direttore iniziative speciali - "Il Cucchiaio d'Argento"

Aziende come Vivino, che grazie a una vivace community e al loro enorme database potrebbero dar vita a contenuti non solo corretti dal punto di vista tecnico ma anche interessanti e piacevoli. Peccato che il loro modello di business, quello della vendita, sembri non essere compatibile: “L’obiettivo è far arrivare l’utente con meno click possibile all’acquisto”, spiega Christian Fabrizio. “Se forniscono dell’intrattenimento, distraggono dal loro obiettivo che è vendere. Hanno quindi una Ferrari, grazie al loro motore di riconoscimento dei vini, che però non sfruttano sul piano della comunicazione del prodotto perché andrebbe in una direzione opposta rispetto alla vendita. Se non lo fanno loro chi lo fa?”

Christian Fabrizio fondatore di Autoctono

È allora il momento di chiedersi: ma le persone sono interessate a trovare notizie sul vino online?

David Mammano, esperto di nuovi media e comunicazione digitale, ci fornisce alcune digital curiosities sui cui riflettere:

  • Se si cerca su Google il termine “vino”, il motore di ricerca restituisce 229 milioni di risultati. La classifica dei Paesi che cercano più “vino” online vede al primo posto il Portogallo, seguono Sudafrica e Spagna, al quarto posto c’è la Nuova Zelanda e al quinto l’Italia. Quindi Australia, Paesi Bassi e Canada.

  • YouTube ospita 3 milioni 820 mila video sul vino. Su Facebook oggi centinaia di migliaia di persone stavano parlando in tempo reale di vino, mentre su Instagram ci sono 4 milioni 408 mila foto con hashtag #vino, 26 milioni con #wine.

  • Uno studio condotto su di 3 mila utenti negli Stati Uniti ha dimostrato che associare la storia del vignaiolo alla pubblicità di un vino fa aumentare del 5% l’intenzione degli utenti di scegliere quella bottiglia e del 6% la disponibilità a pagarla di più.

Un altro strumento digitale molto apprezzato è TROVINO, un motore di ricerca che permette di trovare il vino desiderato al prezzo più basso. È dunque sempre e solo una questione di prezzo? Maddalena Viscusi racconta: “Da noi, in enoteca, ci sono clienti fidelizzati e abbienti che a volte si lanciano in una caccia al tesoro il cui obiettivo è trovare il sito che offre quella bottiglia al prezzo inferiore, per portare a casa l’affare della giornata. È quasi un gioco, una sfida. Mi auguro che si vada progressivamente verso una fase più matura dell’esperienza digitale da parte dei fruitori del servizio, perché in questo momento è un’esperienza un po’ povera.”

Ha dunque senso creare dei bei contenuti se poi il vero driver è quasi sempre il prezzo? Il contenuto può servire a trovare un’argomentazione di vendita che rende il prodotto non sostituibile, tanto che l’utente lo compra immediatamente, senza confrontare i prezzi, per il piacere di provarlo, scoprirlo. Spiega Stefano Caffarri: “Cambia completamente la prospettiva di vendita: se aspetto il cliente, devo per forza mettermi in gioco con l’unico argomento che è confrontabile in quel momento, cioè il prezzo; se invece vado a cercare il cliente, posso vendere qualcosa che non è confrontabile e quindi il prezzo di vendita lo decido io”.

Un esempio è l’esperienza di Jacopo Cossater con God Save the Queen, una degustazione rivolta a non esperti in cui si raccontava come l’Inghilterra abbia influito sulla diffusione e sui gusti del vino contemporaneo. “Non abbiamo mai commentato il vino, non abbiamo mai detto ‘è giallo’, ed è andata molto bene. Ho quindi avuto la conferma che è possibile parlare di vino da una prospettiva un po’ diversa.”Ecco dunque che emerge una possibile funzione del digitale: incuriosire. Sarà poi la curiosità a spingere i lettori a cercare un incontro, un sorso, un profumo nel mondo reale per saperne di più di quel vino che gli è stato raccontato nel digitale.

Qual è allora il compito di esperti e “tecnici del mestiere” per poter diffondere la cultura del vino?

Il compito è depotenziare e decomprimere il linguaggio tecnico che è compreso solo da pochi e cercare di raccontare il motivo per cui quel vino lo devi bere oppure no.”

Maddalena Viscusi di Vinoir

Il giornalista Jacopo Cossater

Il fotoracconto della serata

Foto di Emanuela Roncari e Alice Brienza

#tavolaspigolosa su twitter è tra i top trend italiani (al numero 6) con 369 tweet durante la serata e più di 120 mila impressions.

Su FACEBOOK i post della diretta hanno raggiunto circa 5.000 utenti con interazione nell'ordine di centinaia per post.

La seconda parte della serata ha portato all'attenzione dei partecipanti il Distretto del Vino di Qualità dell'Oltrepò Pavese e Pasticceria Martesana Milano.

Potete trovare qui o nella sezione "Per le Aziende" i contenuti della presentazione de "La Bonarda Perfetta", prodotto di punta del Consorzio.

La degustazione
  • Facebook Social Icon
  • Twitter Social Icon
  • YouTube Social  Icon
  • Instagram Social Icon

CREDITS

Riccardo Fanton - Diretta Facebook

Giulia Mussap - Video e backstage

Francesco Bonometti - Live twitting

Eva Corasaniti - Inviti e logistica

Alice Brienza - Foto e instagram

Claudia Boca - Video e backstage

Valerio Vaticano - Inviti e logistica

Marta Pierazzoli - Auditing e report redazionale

Francesca Geerardis - Digital Media per sponsor

Antonio Gaviraghi - Regia Spigolo

La Tavola Spigolosa

si è tenuta

nell'appartamento LAGO

in via Brera 30 a  Milano

IMG_3893